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GROTTE MARINE

 

Grotte in tutto o in parte sommerse dalle acque marine.Andando da nord a sud lungo la costa adriatica, quindi da sud a nord lungo la costa ionica.

GROTTE FRANCO DE PACE - Serra Cicora - Nardò

leggi articolo del G.S.N.

leggi articolo del G.S.N.

grotta S.Andrea - Torre S.Andrea

http://www.panoramio.com/photo/1745384

Grotta della Poesia Grande

comune: Melendugno localita: Roca ingresso: semisommerso latitudine N: 40" 17' 10" longitudine E: 18" 25' 50"

Si tretta di un sistema costituito da una dolina collegata a mare per mezzo di una galleria e, verso sud, a una sala per
mezzo di un cunicolo. La sala è a sua volta collegata alla Grotta della Poesia Piccola per mezzo di un sifone.

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale, di circa 50 metri. La grotta è, come anche la Grotta della Poesia Piccola, una cavita di crollo distante poche decine di metri dal mare e dall'altra cavith con la quale costituisce, in realta, un unico sistema carsico. Attraverso un breve sifone, ubicato in direzione nord, infatti, la grotta della Poesia Grande comunica con una caverna subaerea, caratterizzata da una spiaggetta sabbiosa. Da tale ambiente, attraverso un altro breve passaggio sifonante, sempre in direzione nord, & possibile accedere alla grotta della Poesia Piccola.Altri sifoni ed una condotta navigabile con piccole imbarcazioni mettono in comunicazione la grotta col mare aperto. Sulle pareti della cavita sono state rinvenute antiche iscrizioni e graffiti, probabilmente di epoca messapica. Si presume che il nome dato alle due grotte adiacenti derivi da una leggenda second0 cui nella grotta facesse il bagno una bella principessa che ispirb poeti a scriverle delle odi.

leggi articolo del G.S.N.

Grotta della Poesia Piccola

comune: Melendugno localita: Roca ingresso: semisommerso latitudine N: 40" 17' 09" longitudine E: 18" 25' 53''

E' una grotta molto importante sotto il profilo archeologico in virtù delle migliaia di iscrizioni e segni murari che adornano gran parte della sala principale.

La grotta ha due accessi: uno da mare, alla base della falesia e uno da terra, in corrispondenza del crollo della volta della
stanza principale. È collegata con la grotta della poesia grande mediante un sifone.

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale, di circa 20 metri. Presenza di sifoni sommersi e di passaggi subaerei che la collegano con la Grotta della Poesia Grande e con il mare.

18,25481954 40,17081523

Qui queste grotte vengono dette della posìa dalla parola greca medievale posià con la quale si indicava il luogo e la grotta ove era possibile bere acqua dolce. E qui in effetti vi sono i segni di una fonte che scorreva nell’antichità.

In questa Grotta nel 1983 sono state ritrovate numerosissime iscrizioni in lingua Messapica databili a partire dal IV secolo A.C.. La Grotta fu dal neolitico fino al II secolo A.C. sede di culto. In eta Messapica fu utilizzata per la venerazione del dio Taotor Andirabas. In età romana l'attività umana nella Grotta non cessò così alle iscrizioni in Messapico si aggiunsero delle altre in lingua latina.

Scrive il Pagliara, lo studioso scopritore delle Grotte:

“Le iscrizioni sono diffuse ovunque occupando una fascia continua che è alta rispetto all’attuale livello del mare circa 8 metri per un continuo valutabile intorno ai 70-80 metri e una superficie interamente iscritta che oscilla fra i 500-600 metri quadri.

Teniamo presente che sulle stesse superfici sono state eseguite, sovrapponendole una all’altra, sia le figure preistoriche, sia le iscrizioni messapiche, sia le iscrizioni latine. Volendo valutare a grandi linee questo monumento, diciamo che in età storica, (fase di IV, III ecc.), la grotta fu un santuario di una divinità indigena il cui nome compare sistematicamente in tutti i testi cioè Taotor, Teotor, Tootor a seconda delle varianti……..

 

grotta dello Speziale o dei Fidanzati

La leggenda vuole che due fidanzati, rigugiatisi nella grotta per l'infuriare dei venti, non si accorsero del sopravanzare della tempesta.
Nelle notti di aprile si sente ancora nell'aria un gemito come un lamento, è il sospiro, l'ultimo, dei due amanti.

L'ambiente principale è costituito da una caverna aperta sulla falesia in dir. N è presente un secondo ambiente più basso
che tende progressivamente a chiudersi in corrispondenza di una spiaggia sabbiosa.

18,25303092 40,171839

un ingresso da terra tramite una scala a galleria introduce in un vano semmisommerso che si affaccia sulla torre di guardia di Roca

 

Grotta delle Moniche o delle streghe

comune: Melendugno localita: Torre dell'Orso ingresso: semisommerso latitudine N: 40" 16' 43" longitudine E: 18" 25' 55"

 

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale, di circa 20 metri.

Grotta Torre S.Stefano

comune: Otranto localita: Otranto Nord ingresso: semisommerso latitudine N: 40" 10' 53" longitudine E: 18" 28' 27"

Grotta delle Conchiglie

comune: Otranto localita: Otranto Nord ingresso: semisommerso  latitudine N: 40" 10' 11" longitudine E: 18" 28' 53"

descrizione: sviluppo orizzontale di circa 30 metri

 

Grotta delle Pupe

comune: Otranto localith: Otranto Nord ingresso: semisommerso latitudine N: 40" 10' 11" longitudine E: 18" 28' 55"

descrizione: sviluppo orizzontale di circa 18 metri

 

Grotta Verde

comune: Otranto localita: Otranto Nord ingresso: semisommerso latitudine N: 40" 10' 09" longitudine E: 18" 28' 46"

descrizione: sviluppo orizzontale di circa 15 metri

 

 

Grotta Sfondata

comune: Otranto localita: Otranto Nord ingresso: semisommerso  latitudine N: 40" 10' 09" longitudine E: 18" 28' 50"

descrizione: sviluppo orizzontale di circa 20 metri

 

Grotta della Monaca

Otranto localita: Masseria Cerra - Otranto  ingresso: semisommerso latitudine N: 40" 09' 47" longitudine E: 18" 36'33"

 

La cavità è costituita da un'ampia caverna di crollo dal cui fondo si sviluppa una galleria che termina in corrispondenza di
una frana. Un cunicolo artificiale permette di accedere alla prima sala da terra.

18,29027991 40,094943

 

descrizione: sviluppo orizzontale di circa 110 metri. Cavita piuttosto ampia, con volta alta, ingresso stretto. Nell’ampia sala centrale una finestra naturale con un cunicolo conduce all’esterno. Presenza di concrezionamenti di notevole interesse. Accessibile con barca durante la bassa marea.

 

GROTTA DELLA MACCHIA o Grotta Le Macchie

DT

Comune: Otranto
Località: S. Emiliano
Coordinate Geografiche Latitudine: 40° 05’ 46” N, Longitudine: 18° 30’ 28” E
La Grotta della Macchia, conosciuta nell’ambito della subacquea amatoriale
e turistica come le Macchie, deve il suo nome alla colorazione bruna della roccia
emersa, sopra il suo ingresso, che risalta sul grigio chiaro della roccia circostante.

Ubicata a circa un miglio a S di Punta Palascìa, nei pressi della punta N della baia
di S. Emiliano, al contatto tra calcari oligocenici e calcareniti, mostra il suo ingresso
a -6 m di profondità. La cavità appare già descritta in CENTENARO et al.
(2003), ma con numerose difformità da quanto è stato a noi possibile rilevare. Per
questo qui se ne propone una descrizione alternativa e un nuovo rilievo (Fig. 9).
La cavità è costituita da un’unica galleria lunga poco più di 25 m che termina
in una sala sub-ellittica emersa. Lo sviluppo planimetrico totale è circa 34 m. Sulla
volta, nei pressi dell’ingresso, è possibile notare un solco d’incisione idraulico,
mentre il fondo è ricoperto da numerosi ciottoli e blocchi di roccia. All’interno
della cavità è possibile notare la massiccia presenza di acqua dolce che, in assenza di
moto ondoso, si stratifica sopra l’acqua salata per uno strato spesso più di 3 m. L’acqua
dolce che invade quasi tutta la camera circolare interna, si rende responsabile
della desertificazione delle comunità benthoniche di roccia producendo la situazione
di “quarto vuoto” di RIEDL (1966). Sulla volta della camera emersa CENTENARO
et al. (2003) segnalano una breccia ossifera con resti di mammalofauna (Bos primigenius).
Molto sfruttata dal punto di vista turistico subacqueo, la grotta presenta,
però, una particolare caratteristica che la rende molto pericolosa per chi vi accede
con eccessiva confidenza. Nel periodo di questo lavoro, si è avuta notizia di un incidente
che ha coinvolto un subacqueo. Egli, risalendo in bolla, ha tolto l’erogatore per
respirare all’interno della camera d’aria. Nella bolla d’aria, però, era probabilmente
presente H2S che gli ha procurato danni alle prime vie respiratorie.

RIPARO DI PUNTA FACÌ
DT


Comune: Otranto
Località: Punta Facì
Coordinate Geografiche Latitudine: 40° 08’ 00” N, Longitudine: 18° 30’ 58” E

La cavità, modellata nei calcari del Cretaceo, mostra un portale di circa 20 m di
larghezza con uno sviluppo interno di circa 5 m. A quota -6 m presenta una cengia
di cospicue dimensioni che prosegue nel c orpo roccioso con uno stretto condotto,
probabile collegamento con le adiacenti Grotte Gemelle Tau-Manhattan.

GROTTA DI CALA BADISCO I

DT

Comune: Otranto
Località: Porto Badisco
Coordinate Geografiche Latitudine: 40° 04’ 51”N, Longitudine: 18° 29’ 01” E
La cavità in questione, dalle dimensioni contenute, si apre nell’incisione fluviale
di Porto Badisco, nelle immediate vicinanze della spiaggia, con un ingresso
sommerso ed uno sviluppo planimetrico di circa 15 m (Fig. 10). Modellata nei
Calcari di Castro, essa presenta un’unica galleria con un lucernario e due piccole
campane d’aria in sequenza post-sifone, raccordate da uno strettissimo by-pass.
Particolare interessante è la presenza di tracce riconducibili ad antica e consistente
attività risorgiva, che al momento della visita (mese di luglio) risultava ridimensionata.
Il corpo roccioso in cui la cavità è modellata ha assetto inclinato e fratturazione
di tipo concentrato. All’interno della cavità non si evidenziano depositi chimici, né
biologici. L’accesso alla cavità ha difficoltà rapportata allo stato del mare.

GROTTA DI CALA BADISCO II
DT

Comune: Otranto

Località: Porto Badisco
Coordinate Geografiche Latitudine: 40° 04’ 51” N, Longitudine: 18° 29’ 02” E
Accanto alla Grotta Cala Badisco I, si apre un’altra modesta cavità. Modellata
nei Calcari di Castro, presenta un ingresso sommerso ed uno sviluppo planimetrico
di meno di 10 m (Fig. 11). Piccola cavità carsico-marina è caratterizzata da una
zona emersa, interna, post-sifone. In direzione E-SE è presente una prosecuzione
impraticabile per le dimensioni ristrette. La cavità mostra una ridotta attività di
risorgenza e, all’interno, non presenta depositi chimici, né biologici. La potenza
degli strati del corpo roccioso in cui è modellata è ad assetto inclinato con fratturazione
concentrata. La direzione di sviluppo di questa grotta è sub-perpendicolare
alla direzione di sviluppo della Grotta Cala Badisco I. La difficoltà dell’accesso è
rapportata allo stato del mare.

GROTTA LU FAU OTRANTO
DT
Denominazioni alternative: Grotta di Torre del Serpe
Comune: Otranto
Località: Torre del Serpe
Foglio IGMI: 215 III NO “Otranto”
Coordinate Geografiche Latitudine: 40° 08’ 33” N; Longitudine: 18° 30’ 24” E
La grotta Lu Fau fu segnalata per la prima volta da OROFINO (1986) che,
ignorandone la direzione e lo sviluppo complessivo, registrò al Catasto Speleologico
Pugliese l’ubicazione del lucernario esterno, detto fau, che si apre sulla
scogliera a E-NE di Torre del Serpe. La descrizione della grotta sommersa ed il
suo rilievo sono già apparsi in ONORATO et al. (1999). In più occasioni prima e
durante lo svolgimento di questo lavoro è stata riscontrata la presenza in grotta di
acqua torbida e maleodorante. Le analisi di laboratorio hanno dimostrano l’elevatissima
concentrazione di colibatteri fecali e totali, credibilmente dovuta allo sversamento
illegale di acque fognanti. Sul fondale antistante l’ingresso sottomarino
della grotta si rinvengono, inoltre, rifiuti di ogni genere in particolar modo lattine,
bottiglie, lenze da pesca complete di esche artificiali, piombi e, a volte, di pescio62
lino morto all’amo. Non mancano pantaloni, giacche, scarpe e scarponi, retaggi
di sbarchi clandestini, contornate da reti da pesca e pneumatici. Nella sala interna
sono state addirittura ritrovate due sedie da giardino. Sono state effettuate dagli
autori denunce alle autorità competenti.

 

descrizione: sviluppo orizzontale di circa 60 metri. Grotta spettacolare per la scenografia. Si tratta di un sistema di due cavita a “duomo” tra lor0 in comunicazione. La sala piu vicina a1 mare vi comunica con un ingresso posto a -24 m. La stessa sala i! in comunicazione con l’esterno subaereo a mezzo di un lucernaio (prodottosi per il crollo del “soffitto”). da cui i! possibile introdursi anche in condizioni di mare mosso. La 78 seconda sala è tutta buia. Altezza della colonna d'acqua, 24 m nella prima sala; circa 17 nella seconda. Ciascuna sala ha un diametro alla base di oltre 30 m. Sul fondo della prima cavitiì si nota un cono clastico, formato in parte dal crollo della volta ed in parte da pietrame vario, che ignoti hanno gettato per decenni nella grotta dal lucernaio. Il cono ha il suo vertice a -17 m, in prossimitA della verticale che porta al lucernaio (foto i), e degrada ripidamentc verso la base dell'apertura sommersa, a -24 m. Tutto il cono accoglie decine di cerianti Cerianthus membranaceus di varie dimensioni e colori. Da segnalare, sulla parete in prossimitA della base, esili e lunghe spugne Axinella cunnabina e, ben sviluppate e ramificate, le colonie del brio- Porella ceruicornis. Le pareti della seconda camera, buia, accolgono serpulidi, ma anche forme erette di Agelas orodes protese verso il passaggio alla prima camera. Le formazioni su cui tali spugne sono rinvenibili somigliano a travi protese verso la luce, forse formate da generazioni successive di organismi sessili ciascuna delle quali si è sviluppata sulla precedente, morta. I misidacei sono presenti solo in questo secondo ambiente. Il pavimento limoso non accoglie i piccoli cerianti Arachnanthus visti altrove ma appare disseminato di grossi coni con fori apicali. Ben sviluppate, e ramificate, le spugne "stcllate" appartenenti al genere Dysrdea che si ergono dal fondo melmoso. Il plancton si presenta carat- terizzato dal rosso arpacticoide Peltuìium sp. in entrambe le camere.

 


GROTTA LU FAUCEDDHU - OTRANTO
DT


Denominazioni alternative: Grotta del Cammello
Comune: Otranto
Località: Torre del Serpe
Foglio IGMI: 215 III NO “Otranto”
Coordinate Geografiche Latitudine: 40° 08’ 39” N Longitudine: 18° 30’ 28” E
Questa cavità, di cui qui si fornisce per la prima volta il rilievo, presenta uno
sviluppo complessivo di circa 30 m (Fig. 2). Le è stato assegnato il nome Lu
Fauceddhu per via della similitudine con l’adiacente grotta de Lu Fau, e come
secondo nome Grotta del Cammello per la particolare forma che assume il lucernario
se visto da una certa angolazione. La cavità si apre anch’essa nei Calcari di
Melissano, lungo la scarpata sommersa che, partendo dalla grotta de Lu Fau, di
cui contiene l’ingresso sommerso, si allontana dalla costa. La grotta presenta un
ingresso alla base della scarpata, a -19 m (a circa 200 m dalla linea di riva), ed un
lucernario a -6 m modellato sul piano del terrazzo del IV ordine che caratterizza
l’area sommersa nei pressi di Torre del Serpe. La grotta è composta da due stanze
principali. L’una, con l’ingresso posto a quota -19 m circa, presenta centralmente
un camino che salendo verso l’alto porta ad una cengia caratterizzata da concrezioni
organogene in giacitura sub-orizzontale. Sul fondo in direzione S, invece, si
diparte un laminatoio esplorato solo in parte. La seconda stanza assume una forma
allungata verso l’alto, con all’apice il lucernario, che immette sulla superficie del
terrazzo marino posto a 6 m di profondità.
Il ricoprimento biologico è influenzato dalla generosa quantità di luce che
riempie la cavità di modeste dimensioni, ad esclusione del laminatoio meridionale,
in cui si ritrova il caratteristico ambiente di grotta semioscura.
Nel corso delle esplorazioni ricognitive è stato rinvenuto un ordigno esplosivo,
residuato bellico del calibro di 250 mm, carico con 20 kg di tritolo che è stato
fatto brillare al largo dagli uomini del Com.Sub.In. della Marina Militare in data
05 maggio 2004.


TUNNEL DI TORRE DEL SERPE - OTRANTO
DT


Comune: Otranto
Località: Torre del Serpe
Foglio IGMI: 215 III NO “Otranto”
Coordinate Geografiche Latitudine: 40° 08’ 31” N, Longitudine: 18° 30’ 24” E
Questa cavità è un ampio traforo carsico che si sviluppa in orizzontale per più

di 30 m (Fig. 3), modellata anch’essa nei calcari del Cretaceo superiore come le
due grotte vicine, le Grotte de Lu Fau e de Lu Fauceddhu. Lo sviluppo verticale
si svolge in due porzioni. La prima, la camera di base, ha il fondo leggermente
digradante in direzione NE. La volta è ricoperta da concrezioni stalattitiche slargate
distalmente e ricoperte da organismi serpulidi. La seconda zona, a camino,
sale verso l’alto rastremandosi, generando sulla parete N due cengie poste a quote
rispettivamente di -15 m e -8 m. Su quest’ultima si ergono affiancate due colonne
verosimilmente stalatto-stalagmitiche. L’enorme portale che dà accesso dalla parte
settentrionale mostra un grande oblò in alto che concorre alla illuminazione dell’interno.
Alla base della parete esterna, a S-W della grotta è presente un’ulteriore
piccola cavità inesplorabile per le anguste dimensioni dell’ingresso. Le biocenosi
presenti sono tipiche delle biocenosi di grotta semioscura, sulle pareti, caratteristica
evidente è la presenza di spettacolari axinelle rosse e ramificate. Molto
scenografica per i giochi di luce che si formano, la cavità non presenta particolari
difficoltà rapportabili all’immersione in grotta, fatto salvo il caso della presenza di
reti da pesca e lenze di nylon.

anche:

comune: Otranto localith: Torre del Serpe - Otranto Sudi ingresso: sommerso latitudine N: 40" 08' 19" longitudine E: 18" 30' 26"

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale di circa 26 metri. Ampio traforo carsico sommerso che attraversa la punta estrema Sud dell'insenatura di Torre del Serpe. Probabile relitto di condotta freatica, originariamente appartenente al sistema carsico de "Lu Fau" (0 Grotta di Torre del Serpe, ).

 

GROTTA PALOMBARA - OTRANTO
DT
Denominazioni alternative: Grotta dell’Alga
Comune: Otranto
Località: Baia Palombara
Coordinate Geografiche Latitudine: 40° 08’ 18’’ N, Longitudine: 18° 30’ 27’’ E
La Grotta Palombara, una delle prime grotte salentine ad essere accatastata,
è collocata nella baia omonima. Non risulta presente nella rassegna di ONORATO
et al. (1999), per cui se ne fornisce qui una breve descrizione. Modellata nei
calcari mesozoici apre il suo ingresso lungo una serie di fratture, e si sviluppa per
una lunghezza di circa 25 m per poi risalire in una piccola bolla d’aria. Verso N
presenta altri ingressi minori, che si raccordano a by-pass con la galleria. Il fondo è
prevalentemente sabbioso, escludendo una zona al centro della cavità dove affiora
del calcare, probabile porzione di un masso staccatosi dalla volta (CENTENARO,
1997), mentre il fondale esterno presenta ciottoli molto arrotondati. All’interno
della cavità è poi possibile osservare la fuoriuscita di acqua dolce dalle fratture
presenti sulla volta. Sopra l’ingresso della grotta, posta sulla scogliera emersa,
è visibile una piccola cavità caratterizzata dall’esistenza di concrezioni stalattostalagmitiche.


RIPARO STRAZZA o STRAZZACUJUNI - OTRANTO

DT
Denominazioni alternative: Grotta Strazzacugghiùni
Comune: Otranto
Località: Baia Palombara

Coordinate Geograjìche Latitudine: 40” 08 17” N, Longitudine: 18” 30’36” E
La cavità in questione (sgrottamento o riparo sottoroccia), descritta in CENTENARO
(1997), non può essere definita e accatastata come grotta, data la sua conformazione
e rapporto sviluppo interno/dimensioni ingresso. La si riporta in questo
lavoro per le sue dimensioni superiori a quelle degli altri sgrottamenti rinvenuti
nell’area d’indagine. Al pari della vicina Grotta Palombara, il Riparo Strazza si
apre nei Calcari di Melissano con un largo ingresso di circa 14 m con altezza di
8 m circa ed in parte ostruito da una frana. La caverna presenta lunghezza media
interna inferiore alla larghezza dell’ingresso, ed il fondo è costituito da sabbia
bioclastica molto fine; sulla parete meridionale sono visibili alcuni condotti che
si rastremano verso l’alto. Sulla parte emersa della costa, in corrispondenza del
riparo sommerso, è visibile un’altra cavità, Grotta dell’Orte

 

La grotta Strazzacuiuni è scavata nei Calcari di
Melissano lungo il lato meridionale della Baia
Palombara. Il suo ingresso, largo una dozzina di
metri ed alto circa 6 metri, è posto a 18 metri di
profondità, ma è parzialmente ostruito da alcuni
massi caduti con tutta probabilità dalla falesia
soprastante.
Il pavimento è costituito da un deposito di sabbia
bioclastica fine e le pareti sono tappezzate di alghe
e briozoi analoghi a quelli visti per la Palombara.
La cavità è caratterizzata da una scarsa lunghezza e
da due condotti a sezione circolare (verosimilmente
di origine carsica) che si rastremano verso l’interno.

accessibilità: solo subacquea

Grotta Palombara o dell'Alga

Grotta marina con due ingressi. Innanzi a quello principale cè un grosso blocco, probabilmente derivante da crolli che
hanno ridotto l'originaria cavità. Il fianco desctro della grotta è costituito da un'alta parete orientata N 90° di presumibile
origine tettonica.

18,30282676 40,08214117

GROTTA LU LAMPIUNE - OTRANTO

Comune: Otranto Località: Punta Facì Coordinate Geografiche Latitudine: 40” 08’ 04” N,Longitudine: 18” 3 1’ 00” E
La grotta de Lu Lampiùne deve il nome all’omonima rivista salentina, il cui editore segnalò l’ubicazione
del lucernario alla squadra speleosub del Gruppo Speleologico Neretino  che ne effettuò l’esplorazione ed il rilievo
topografico nel 1989 (ONORATO
and PALMISANO,
1990). Il rilievo originale fu successivamente aggiornato da ONORATO et al. (2003) in seguito alla scoperta di
importanti dettagli strutturali.LE PSEUDOSTALLATTITI DI CUI è RICCA LA PORZIONE più confinata della grotta sono state oggetto, di recente, di approfonditi studi che ne hanno definito la genesi sia dal punto di vista strutturale che temporale.

La cavità ha quattro ingressi di cui uno a pozzo e tre sottomarini. Gli ingressi sommersi introducono in un salone di forma
irregolare da cui si diparte in direzione SO un'ampia galleria. Si notano morfologie freatiche e delle "strane" concrezioni di
origine organica.

18,31010791 40,08052

leggi articolo del G.S.N.

GROTTE GEMELLE TAU-MANHATTAN OTRANTO
DT
Denominazioni alternative:
Grotta del Tau
Comune: Otranto
Località: Punta Facì
Coordinate Geografiche
Latitudine: 40” 08’ 01” N,
Longitudine: 18” 30’ 59” E
Questa grotta, che appare
già segnalata in ONORATO
et al. (2003), è costituita
da due ambienti ben distinti
con il pavimento posto tra i
- 10 ed i - 11 m di profondità, Fig. 6 Il “muro” nella grotta Tau-Manhattan
separate da un diaframma I
di roccia in cui il passaggio
tra le due camere ha una evidente
forma di “t”. La sala settentrionale ad andamento sub-circolare ha due ingressi impostati su due frane ad una quota di -8 m, il più piccolo dei quali a “buca di lettera”. Nei pressi di questo secondo piccolo ingresso è presente un ammasso detritico molto ben ordinato che ne chiude
Fig. 7 La fessura verticale con le digitaziom di grotta Tau-Ma- quasi l’apertura. L’ammasso nhattan, è allungato con andamento
sub-parallelo a quello dell’adiacente diaframma, quasi a rappresentare una sorta di opera muraria (Fig. 6). Sulla volta, in corrispondenza di esso, non si notano segni di
distacco di blocchi. Sulla volta di questa sala, diparte un largo camino (a fessura) che rastrema verso l’alto a chiudere intorno alla quota di -2 m. Sul fondo, invece, parte uno
stretto laminatoio orizzontale, inesplorabile per l’esigua altezza, in direzione approssimativa dell’adiacente grotta de Lu Lampithe. Attraversando il diaframma
di roccia, tramite l’apertura a forma di “t” (che si proietta sulla luce azzurrognola che deriva dall’ingresso del secondo ambiente) si passa nella seconda camera del 6 7

Grotta lu Lampiune  e Tau-Manhattan

comune: Otranto localita: Punta Faci - Otranto Sud ingresso: sommerso latitudine N: 40" 08' 04" longitudine E: 18" 31' 00"

E' una delle più complesse della costa orientale. In questa grotta, per la prima volta, è stata appurata la presenza di stallattiti organogene. Nelle vicinanze, e forse collegata a questa la grotta TAU-MANHATTAN non ancora del tutto esplorata.

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale, con diramazioni, per un totale di 108 metri. La grotta ha quattro ingressi di cui tre sottomarini. L'imbocco a terra 6 ubicato sulla spianata costiera a circa 30 metri dal mare e si presenta come un pozzo impostato su una frattura orientata NNO-SSE. Gli imbocchi sommersi si aprono a -11, - 11 e -23 m. I1 ram0 principale si sviluppa per 73 metri. Profondita massima di immersione: -25 m. Fine sediment0 ricopre il pavimento della grotta. Caratteristiche le numerose concrezioni eccentriche pre- senti nella parte terminale della grotta

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CAVITA' DI MASSERIA DELL'ORTE

Coordinate geografiche: 40° 08’16’’ N, 18° 30’36’’E
Greenwich

La grotta, scavata nei calcari mesozoici, è posta su una piccola spianata tipo “rampart”, situata tra le
due scarpate che delimitano la superficie del IV ordine. L’ingresso appare occluso quasi
completamente da un deposito di estensione abbastanza limitata. Il pavimento della grotta, posto
a - 6 metri di quota, non è visibile, ma dovrebbe essere impostato su delle brecce molto precedenti la
falda che caratterizza questo tratto di litorale, come accade per il rampart.
La grotta, sulle pareti della quale sono stati rinvenuti fori di litodomi con resti di valve, è alta
poco più di 2 m e larga non più di 10 m e profonda circa 4 m, si apre su una piccola spianata larga non
più di 10 m e profonda circa 4,5 m, tappezzata di ciottoli calcarei non cementati, di dimensioni
pluridecimetriche e ben puliti. Cominciando dalla base, in questa sezione si
distinguono arenarie ben cementate di colore giallastro, seguite da una crosta calcitica spessa da
5 a 20 cm, da 1m di brecce fangosostenute color rosso mattone ed infine da 70 cm di sabbie ben
classate e piuttosto cementate.

 

GROTTA LA MACCHIA

Coordinate geografiche: 40° 06’04’’ E, 18° 30’55’’
Greenwich

La grotta è ubicata circa 1000 metri a sud di Capo d’Otranto e si apre a 6 metri sotto il livello del mare
e risale in bolla. E’ lunga 25 m, il corridoioprincipale è largo 5 m e nel punto in cui la grotta
risale in bolla la cavità è ampia circa 8 m. L’imboccatura larga circa 2 m, è caratterizzata da un solco di incisione torrentizia con numerosi
ciottoli. Essa è modellata al contatto fra calcari oligocenici e calcareniti laminate omometriche prive di macrofossili. Nella cavità si riconosce in volta una breccia ossifera con resti di mammalofauna (B o s primigenius, ecc). Sul fondo della grotta abbondano blocchi carbonatici e frammenti di resti ossei in parte rimaneggiati. All’interno della grotta e nei dintorni della stessa sorgano numerose sorgenti di acqua dolce ad una temperatura piuttosto bassa.

accessibilità: solo subacquea

 

 

Grotta La Mastèfina

Santa Cesarea Terme localith: Stabilimento termale ingresso: semisommerso latitudine N: 40" 02' 23" longitudine E: 18" 28' 08"

Grotta Fètida

comune: Santa Cesarea Terme località: Stabilimento termale ingresso: emerso latitudine N 40" 02' 12'' IonGtudine E: 18" 27' 33"

L'ingresso largo circa 6m immette in un'ampia cavità con volta irregolare. La cavità presenta a circa 16 m dall'ingresso un'angusto passaggio non praticabile posto sotto il livello marino in prossimità della quale vi è un imponente colonna calcarea.

18,27548469 40,02159289

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale, di circa 150 m. Grotta superficiale consistente di una pre-grotta lunga 60 metri e larga 20 metri, ed una grotta propriamente detta che si sviluppa per altri 80-100 metri. La profondita massima dell'acqua è di 1-2,5 metri. Sono presenti sorgenti sulfuree.

 

Grotta Grande o Sulfurea

Santa Cesarea Terme 1ocalit.A: Stabilimento termale  ingresso: semisommerso latitudine N: 40" 02' 11" longitudine E: 18" 27' 50"

L'ingresso largo circa 4m immette in una sala ellittica al cui interno a circa 35 m dell'ingresso si apre un piccolo varco che da accesso ad un corridoio di circa 25 m alla cui fine vi è la presenza di una sorgente sulfurea.

18,27510782 40,02152754

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale, di 103 m. Si svi- luppa superficialmente in una cavita di forma ellittica per 40 metri per poi immettersi in un corridoio naturale lungo 25 metri. La profondith massima & di 1,50 metri. Nota anche come Grotta Sulfurea per la presenza di sorgenti. Curiosa & la leggenda che associa il caratteristico odore di zolfo che le acque di questa e di altre grotte vicine (C2, C4, C5) emanano alla decomposizione dei corpi dei giganti Lestrigoni che vennero trucidati da Ercole.

Grotta Bagno Marino

18,27472577 40,02137697

Grotta Gattulla

18,27460582 40,02101582

Santa Cesarea Terme localita: Stabilimento termale ingresso: semisommerso latitudine N: 40" 02' 07" longitudine E: 18" 27' 44"

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale di circa 30 metri. Si articola in una pre-grotta parallelepipeda di dimensioni 10x10 metri e profondita massima dell'acqua di 3 metri; un cunicolo, in parte su- bacqueo lungo 10 metri; un tunnel piu interno lungo 12 metri e con profondita massima dell'acqua di 1 metro; una grotta naturale propria- mente detta, ellittica, lunga 15 metri e larga 8; anche qui la profondita massima dell'acqua & di 1 metro. La grotta propriamente detta, pur distando in definitiva dal mare oltre 30 metri, risente delle maree e delle tempeste. Le sorgenti sulfuree sono tutte subacquee.

Grotta Sulfuràra

Santa Cesarea Terme localita: Stabilimento termale 84 ingresso: semisommerso latitudine N: 40” 02’ 04” longitudine E: 18” 27’ 36”

descrizione: -

Grotta dei Cefali

E' una piccola cavità che si apre sulla costa di Santa Cesarea Terme vicino alla "petra tu caulu". Dopo uno stretto passaggio si allarga ed arriva fino al mare sottostante.

grotte I Cacaturi

così chiamate perché utilizzate dai pescatori per i bisogni corporali

grotta delle Ancore

si apre dopo le Striare ed è seguita dalle due grotte "i Cacaturi"

 

grotta S.Riori

vicino alla grotta le Striare, di scarso interesse, piccola sorgente (Parenzan)

Grotta Romanelli e Grotta Le Striare

pur essendo a pochi metri dal mare, non sono raggiunte dall'acqua. vedi sezione grotte.

Grotta Zinzulusa

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la Zinzulusa vista dalla Discesa Giustino

VEDI SCHEDA

comune: castro localita: Zinzulusa ingresso: emerso latitudine N: 40” 00’ 41” longitudine E: 18” 25’ 49” . La più nota e l'unica turistica.

La Grotta Zinzulusa è tra le grotte più affascinanti del Salento, sia per la posizione, sia per la spettacolarità della roccia. Deve il suo nome alle particolari formazioni calcaree che 'pendono' dal soffitto, come degli stracci appesi (in dialetto Salentino, zinzuli), è la più importante grotta del Salento, si apre sul mare come un'enorme bocca che si staglia su di una scogliera alta ben quindici metri. Enormi formazioni calcaree, stalattitiche e stalagmitiche, formano delle strane forme e anche i colori che ne scaturiscono danno alla grotta un aspetto particolare.

 

 

Scoperte prosecuzioni subacquee sotto il Lago Cocito e una fauna troglobia che non finisce mai di stupire

di Pino Palmisano, Raffaele Onorato e Giovanni Contessa

DESCRIZIONE

Nota da alcuni secoli e frequentata da migliaia di turisti nel suo tratto aereo, la grotta e' uno dei maggiori fenomeni carsici del Salento e senza dubbio il luogo, che, per ricchezza di dati esplorativi, riservera' nei prossimi tempi non poche sorprese al mondo speleologico, non solo nazionale.

La cavita' si apre in un'ampia insenatura a livello del mare, circa un chilometro a sud della cittadina di Castro, lungo il litorale adriatico. L'accesso e' oggi possibile anche da terra, percorrendo un breve sentiero ricavato nel fianco della ripida scarpata costiera. A1 grande vestibolo iniziale, di suggestiva scenografia con la ripida falesia verticale a meridione e la sequenza dei piccoli terrazzi di abrasione a settentrione, segue un corridoio ad andamento rettilineo, lungo la direzione NNO-SSE. Questa modesta galleria penetra l'entroterra per circa un centinaio di metri. Gli ambienti, fortemente concrezionati, riducono progressivamente la propria sezione, per aprirsi nel salone terminale del tratto turistico. Da questo ambiente, il percorso fa una retroversione e, riducendo la quota altimetrica, giunge allo specchio d'acqua da cui inizia la parte sommersa. Per praticita' di descrizione si riportano solo i due elementi significativi del tratto aereo: l'ambiente a sviluppo verticale posto alcune decine di metri dopo l'ingresso (La "Conca") e l'ampia caverna terminale (il "Duomo"). La Conca e' una modesta caverna a base ellittica la cui parte settentrionale degrada ripidamente a pozzo in un bacino di acque salmastre profonde circa 5 metri.

Il Duomo poi, da' la sua massima dimensione in sviluppo verticale raggiungendo 1'altezza di circa venti metri con caratteristiche morfologiche a cupole da corrosione da condensa. Questo ambiente, contrariamente a tutto il tratto della grotta, e' privo di concrezioni ed ha il fondo fortemente concavo, ancora in parte ricoperto dal residuo di un deposito di guano estratto negli anni '50.

Dal Duomo la grotta si dirige nettamente a sud e dopo l'ultimo breve tratto aereo inizia il suo percorso sommerso che, per alcuni versi, si sviluppa in ambienti analoghi a quelli aerei, con forme concrezionate e caverne articolate anche da uno sviluppo verticale. Il "Cocito" e' il primo nome che venne dato dai primi esploratori a questa prima caverna sommersa. L'ambiente, dopo un primo tratto a corridoio, sfonda in basso dove sono state rinvenute le spugne ipogee attualmente in studio. La prosecuzione naturale di questa caverna e' impostata, attraverso un doppio passaggio, sulla parte alta della parete meridionale. Il primo di questi passaggi, abbastanza esiguo, e' un laminatoio ascendente in interstrato. Il secondo, invece, e' una comoda condotta di morfologia freatica. Gli ambienti mostrano tipiche morfologie di gallerie vadose con il fondo completamente ricoperto di fango, dove, di tanto in tanto, emergono spuntoni di blocchi di crollo o resti di lame di erosione. Le pareti sono mosse da ampie sculture erosive e a tratti conservano le croste calcitiche in via di dissoluzione. Resti di concrezionamento si fanno progressivamente piu' radi e singolarita' degna di studio e' il colore marrone che ha assunto la calcite come se fosse interessata anche da un'azione biologica di degrado. La fine dell'ampia galleria vadosa conduce su un balcone che immette, quasi all'altezza del soffitto, nel salone "De Lorentiis", l'ultimo degli ambienti esplorati e il maggiore di quelli sommersi sinora conosciuti. Si tratta di una caverna di base rettangolare, con diverse articolazioni di piccoli ambienti al livello piu' profondo, che promette ancora alcune prosecuzioni che saranno oggetto di esplorazione in un prossimo futuro. Il fondo, che presenta un conoide di crollo a schiena d'asino lungo 1'asse mediano dell'ambiente, conserva in diversi punti delle tozze stalagmiti che testimoniano di una fase di continentalita' della grotta.

Alcune altre annotazioni preliminari che riguardano le recenti esplorazioni mettono in evidenza che la concentrazione della popolazione faunistica delle acque si rinviene principalmente nel primo tratto sommerso. L'apporto di acque freatiche dolci dall'entroterra, almeno nella stagione delle recenti esplorazioni, e' debolissimo, e infine la salinita' di tutto il tratto di recente esplorazione e' piu' bassa sia rispetto alla "Conca" che al mare aperto. Pertanto, la Grotta Zinzulusa rappresenta il relitto fossile di una antica canalizzazione carsica sotterranea che, in virtu' dei movimenti relativi della linea di riva e dell'attivita' geodinamica di questa porzione di territorio, ha subito una sequenza di cicli carsici le cui fasi di ringiovanimento sono mostrate negli approfondimenti della "Conca", del "Duomo", del "Cocito" e della Caverna "De Lorentiis". Inoltre, le fasi di continentali degli ambienti sono testimoniate dall'esteso concrezionamento che si rinviene nelle parti ora sommerse. Infine le fasi di trasgressione marina dimostrano di aver creato delle oasi faunistiche e hanno specializzato, attraverso l'isolamento geografico, alcuni organismi che un tempo vivevano in mare aperto. La progressiva diminuzione di salinita' dimostra, qualora ve ne fosse ancora bisogno, come gli ambienti interni, nonostante la relativa vicinanza al mare, non comunicano con esso attraverso passaggi praticabili, se non per capillarità o esili fratturazioni.

QUADRO GEOGRAFICO-GEOLOGICO

La Grotta Zinzulusa si apre lungo la fascia costiera adriatica, poco a sud di Capo d'Otranto, nel territorio comunale di Castro. La porzione di regione pugliese, geograficamente denominata Penisola Salentina, e' compresa tra il basso Adriatico a oriente e l'alto Ionio, a occidente. E' questa, insieme alle Murge, situate piu' a nord e di cui e' la naturale prosecuzione geologica, un'estesa area di avampaese "africano" individuatosi nel Terziario nel corso dell'orogenesi appenninica. L'intera area viene generalmente interpretata come un horst, esteso in direzione NO-SE, articolato da scarpate e ripiani, rilievi e depressioni, variamente estesi e ordinati secondo le principali direttrici tettoniche dell'area. Gli elementi morfologici del paesaggio e la dìsposizione dei sedimenti permettono di comprendere l'evoluzione paleogeografica dell'intera penisola. Il basamento dell'area (come dell'intera regione pugliese) e' costituito da una spessa copertura sedimentaria carbonatica di eta' giurassico-cretacea (Calcare di Altamura), evolutasi in ambiente di piattaforma interna, a cui sono addossati sedimenti terziari di margine e di piattaforma aperta (Calcari di Castro, Calcareniti di Porto Badisco, ecc.). Successive ingressioni marine plio-pleistoceniche hanno deposto sia diversi termini calcarenitici, che depositi marini terrazzati poggianti in trasgressione su distinte superfici di abrasione. La considerazione di base oramai riconosciuta è che lo sviluppo dei sedimenti è stato condizionato da fasi alterne di regressione e trasgressione marina. In genere le formazioni che si riconoscono nelle parti di territorio più elevato sono le piu' antiche, mentre le formazioni più recenti occupano le zone più depresse. Lungo i margini costieri, d'altro canto, si rinvengono le unita' paleogeniche e neogeniche, temporalmente intermedie, e i depositi recenti. Il raccordo tra le alture e le depressioni si presenta sempre in modo asimmetrico con il versante orientale generalmente piu' ripido di quello contrapposto. Evidenza questa del tutto manifesta lungo i margini costieri dove le alte falesie calcaree del versante adriatico costituiscono un elemento caratterizzante del paesaggio salentìno. La relazione tra giacitura di elementi di eta' diversa, la tipologia del contatto e le innumerevoli forme carsiche, anche relitte, portano alla conclusione che le scarpate rappresentano antiche linee di costa più o meno rimaneggiate sia dalla successione dei cicli marini, sia dall'attività esogena degli agenti atmosferici.

E' sulla base di queste premesse che va interpretata la Grotta Zinzulusa.

Pino Palmisano

 

STORIA DELLE ESPLORAZIONI

Le esplorazioni speleosubacquee nel Cocito iniziarono nel '57 ad opera di 4 coraggiosi sommozzatori salentini. Essi, equipaggiati con attrezzature che oggi non userebbe neanche un kamikaze, effettuarono un'immersione che, anche per i risultati prodotti, all'epoca fece molto clamore. I dati di questa prima esplorazione vennero pubblicati in diversi articoli sulla rivista salentina "La Zagaglia", edita a Maglie. In uno di tali articoli, il sommozzatore Raffaele Congedo narra, tra le altre, di aver visto nel Cocito una stalagmite alta 5 metri, ubicata a venti metri di profondita'. Una concrezione di tali dimensioni a quella quota sconvolgeva le teorie geologiche e speleogenetiche elaborate fino ad allora. Il Prof. Parenzan, inoltre, presento' la topografia degli ambienti sommersi eseguita dagli stessi sommozzatori. Secondo tale rilievo il Cocito si limitava ad una saletta di pochi metri quadrati di sviluppo, con una profondita' massima di circa 25 metri. Sulla pianta e sulla sezione fu messa in evidenza la fantomatica stalagmite.

Passarono quasi 20 anni prima che altri sommozzatori ci riprovassero. Nel '73 fu volta dei bolognesi dell'USB. Come scrisse lo stesso Paolo Forti nella sua relazione presentata nell'81 al Primo Convegno di Speleologia Regionale Pugliese a Castellana Grotte, i sub bolognesi appurarono innanzitutto che la stalagmite era in realtà una lama di erosione alta circa due metri e posizionata a soli 5 metri di profondita'! Il rilievo topografico prodotto dai bolognesi e' molto simile a quello dei salentini, ma con dimensioni piu' ridotte e profondita' piu' ridotte. Altra differenza tra la prima e la seconda esplorazione fu il fatto che mentre Congedo parlo' di una probabile via di prosecuzione, i bolognesi invece non ne fecero cenno. Restava quindi un dubbio da chiarire: il Cocito era o non era un bacino ipogeo dello sviluppo di pochi metri quadrati? Tale interrogativo tormentava non solo gli speleologi, ma anche e soprattutto i biologi. Nel Cocito infatti vivono da millenni delle rarissime specie di crostacei troglobi come la Typhlocaris, la Spelaeomysis e la Salentinella. Tntti gli scienziati che hanno studiato questi animaletti hanno basato le loro teorie su quello che era il risultato delle esplorazioni citate, e cioè che il Cocito era un bacino ipogeo di scarsa estensione che comunicava col mare aperto tramite piccole fratture e porosità della roccia. Questa realta' pero' convinceva pochi studiosi. Uno speleologo salentino che ha nutrito da sempre questo dubbio è stato Nini Ciccarese, presidente del Gruppo Speleologico Salentino "P. de Lorentiis", che ebbe la possibilità di partecipare all'immersione dei bolognesi nel '73. In quella occasione Ciccarese ci riprova, anche se non personalmente. Approfittando della richiesta fatta dalla troupe televisiva di "Mare Vivo", che voleva riprendere la Typhlocaris nel suo ambiente naturale. Nini Ciccarese favorì quella immersione a condizione che gli operatori subacqueì dessero anche un'occhiata esplorativa all'ambiente sommerso. L'immersione ebbe però risultato negativo in tutti i sen si. Stessa sorte toccò nel'93 ai cineoperatori subacquei di Puccio Corona in caccia di immagini per "Linea Blu". Queste ultime due esplorazìoni nascevano già sotto una cattiva stella dato che venivano effettuate da persone con notevole esperienza di immersione in acque libere, ma completamente estranee al mondo ipogeo e, soprattutto, completamente estranee alle tecniche speleosubacquee. All'inizio del '96 Ciccarese, che non demordeva e che nel frattempo era divenuto assessore alla cultura del comune di Castro, ha avuto modo dì incontrare gli speleosub del Gruppo Speleologico Neretino, anch'essi col chiodo fisso del Cocito.

Nasce così una nuova campagna di esplorazioni speleosubacquee nella Grotta Zinzulusa. Già alla prima immersione Antonio Danieli, speleosub e fotografo neretino trapiantato a Martellago, riesce a localizzare nel Cocito delle vie di prosecuzione sul fondo (nelle quali è stata rinvenuta la spugna) ed una probabile continuazione più in alto. Le 4 immersioni successive, effettuate a turno dallo stesso Danieli e dagli altri speleosub neretini Calsolaro, Onorato e Poto, confermano la scoperta: Il Cocito non è una saletta di pochi metri quadrati, ma un ambiente ipogeo ben più complesso. Alle esplorazioni si aggiungono ben presto il veneziano Giovanni Contessa, specializ zato in riprese video, e il catanese Riccardo Leonardi, specialista in sedimenti. Da questa affiatata équipe vengono rapidamente messi in luce e documentati circa 160 metri di gallerie, sale e cunicoli. Al Cocito quindi si aggiungono il passaggio de "La Chiave", il "By-pass", "La Galleria delle Nuvole", la "Sala Decio De Lorentis" e i "Cunicoli delle Spugne"; e l'esplorazione non è stata ancora portata a termine. Ce ne sarebbe abbastanza per essere soddisfatti, ma la cosa non finisce qui: durante le fasi di documentazione video Giovanni Contessa è riuscito a fotografare la Typhlocaris nel suo ambiente naturale (cosa che hanno cercato inutilmente di fare tanti altri prima di lui), inoltre l'équipe di "Zinzulusa Speleosub '96" ha rinvenuto, fotografato, filmato e campionato una piccola colonia di spugne troglobie.

Stando alle prime indagini condotte dal prof. Pesce della Università dell'Aquila dovrebbe trattarsi di una nuova specie. La parte sommersa di Grotta Zinzulusa si conferma cosi importantissima per gli studiosi di biospeleologia.

Raffaele Onorato (Gruppo Speleologico Neretino)

 

TECNICA DI IMMERSIONE

Procediamo molto lentamente tenendoci vicini il più possibile alla volta del condotto, la pinnata è ritmata ed effettuata a ginocchia piegate per non sollevare il fango dal fondo che, immobile, riposa da chissà quanti anni e che, se disturbato porterebbe la visibilità a zero. La luce dei fari montati sui caschi illumina la sezione della cavità. Le pareti in alcuni tratti sembrano ricoperte da una crosta spessa di colore nero fumo e assorbono i raggi di luce in modo micidiale, infatti, in nessuna altra grotta da me esplorata e filmata mi era mai servita tanta luce. Raffaele procede piano davanti a me tenendo con la mano la sagola guida. Ne seguo i movimenti dall'inquadratura della telecamera. La respirazione è ritmata e lenta. Qualche colpo per gonfiare il gav e trovare l'assetto neutro e ad un tratto ci viene incontro come a darci il benvenuto, sbuca da un anfratto e comincia a danzare da vanti all'obiettivo della camera. È la Typhlocaris salentina, crostaceo troglobio molto raro e presente solo in poche grotte al mondo con varianti di specie, poi come un fantasma scompare improvvisamente come era venuto lasciandoci increduli e affascinati. Iniziamo ora alcune delle in quadrature programmate prima dell'immersione. Ci sono delle esigenze dettate dalla buona riuscita delle immagini, ma l'attenzione non si sposta mai del tutto da quelle che sono le basilari regole di sicurezza. Una controllata ai manometri, un cambio di erogatore e siamo vicini al consumo stabilito di un terzo per l'avanzamento in andata. Ci fermiamo un attimo davanti alle stalattiti e vedo la sagoma dello speleosub che fa da sfondo alle stesse. Bene: questa è una buona video ripresa: ci consultiamo un attimo; è ora di rientrare. Fra poco uscirò da questo mondo strano e un po' magico che ci ha accolto tra le sue "braccia". Porterò con me le prime immagini del nuovo ramo scoperto. Il mio è un compito importante; quello di permettere a tutti, speleo e non, di vedere questi pochi posti ancora inesplorati.

Questa che vi ho descritto è una delle tante immersioni fatte alla Grotta Zinzulusa, ma ora vorrei fare con voi una riflessione tecnica più profonda, affinchè il tutto non rimanga solo una impresa fine a sé stessa.

Le tecniche speleosubacquee si sono notevolmente evolute e affinate negli ultimi anni; sono migliorati notevolmente anche i materiali, ma il punto chiave che ha permesso i risultati ottenuti dalla spedizione "Zinzulusa Speleosub '96" è stata la scelta di applicare la filosofia dell'immersione in solitaria. Infatti tutte le immersioni esplorative dei vari componenti del gruppo sono state fatte esclusiva mente e alternativamente da soli: Questo probabilmente in tutte le altre spedizioni era stato il punto debole, mi risulta infatti che tutte le immersioni si svolsero con l'entrata in acqua di più subacquei con temporaneamente. Vista l'alta presenza di sedimento sul fondo e sulle pareti del Cocito e le dimensioni non molto ampie dello stesso, si deduce che la visione di un eventuale passaggio di proseguimento della grotta sia stata preclusa dalla limitata visibilità venutasi a creare. Solo alcune immersioni con fini di rilievo e videoripresa sono state fatte con più componenti, ma senza mai superare il numero di due.

Altra scelta dettata dalle caratteristiche della cavità è stato il procedere il più possibile vicini al soffitto delle gallerie, l'uso di pinne corte e 1'adozione di un movimento di pinneggiamento atto a limitare il più possibile lo spostamento del micidiale sedimento.

Altra considerazione va fatta sul concetto di collaborazione di gruppo dove le doti del singolo si esaltano fondendosi nel progetto comune. Infatti ogni componente facente parte della spedizione aveva al suo interno un compito preciso dato dalla sua esclusiva specialità.

Il coordinamento dato da Raffaele Onorato, organizzatore e ideatore del gruppo ha sempre trasmesso la giusta dose di tranquillità e di affiatamento e ha contribuito a creare quel clima amalgamato e disteso indispensabile, assieme ad un po' di fortuna alla riuscita di "grandi imprese".

Hanno partecipato:

· Raffele Onorato - Gruppo Speleologico Neretino

· Giovanni Contessa - Gruppo Grotte Treviso

· Antonio Danieli - Gruppo Speleologico San Marco

· Riccardo Leonardi - Centro Speleologico Etneo

· Giancarlo Calsolaro - Gruppo Speleologico Neretino

· Marco Poto - Gruppo Speleologico Neretino

Collaborazione logistica:

· Gruppo Speleologico Neretino

· Nini Ciccarese - Gruppo Speleologico Salentino "P. De Lorentiis"

Consulenza Scientifica

· Prof. G.L. Pesce - Università dell'Aquila

 

Grotta GIUSTINO

E' una piccola cavità sulla scogliera appena a sud della Zinzulusa, abbastanza facile da raggiungere, è formata dall'erosione marina in una tormentata breccia rocciosa, su di questa c'è un piccolo buco dove si vedono colate stallattitiche.

Crotticella presso il Comune di Diso. II

comune: Castro localita: Castro Manna ingresso: semisommerso latitudine N: 40" 00' 33" longtudine E: 18" 25' 51"

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale di circa 23 metri

Grotta azzurra o la Rotonda

La grotta è costiruita da una cupola semisferica incassata nella parete.

18,2550973 40,00355338

Grotta Rotondella Ritunna  - Ritunneddha

Ampio riparo con due piccoli ingressi che si sviluppa per poca distanza all'interno.

Castro localita: Castro Marina, Sud di Zinzulusa ingresso: semisommerso latitudine N: 40" 00' 24" longitudine E: 18" 25' 49"

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale di circa 40 metri. Con un ingresso stretto e, a1 suo interno, ampia mediamente 20 metri, i! una grotta prevalentemente di escavazione marina.

18,25530882 40,00247362

Grotta Palombara

Palombara - Palummara - Picciunara

comune: Castro localita: Castro Marina ingresso: semisommerso latitudine N: 40" 00' 17" longitudine E: 18" 25' 51"

La grotta è costituita da una prima ampia sala lunga ca. 44m e larga 18m. Al fondo vi è un sifone lungo ca. 2m che immette in un secondo ambiente semiallagato lungo ca. 25m.

18,25501991 40,00188

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale. E un'imponente cavita, lunga 76 m, ampia 18 ed alta in media 30, con profondita media del mare di 10 metri. Grotta fondamentalmente di escavazione mari- na, originata dal crollo in seguito alla fratturazione notevole dei calca- ri, provocata dalle faglie. A1 fondo, un sifone lungo 2 metri immette in una seconda sala semiallagata, lunga 30 metri, ampia 8 ed alta in media 3, che termina con massi di frana. Sono presenti campane d'aria. L'origine del nome si riconduce ad un aneddoto second0 il quale le colombe della pace condussero nella grotta una fanciulla che aveva chiesto aiuto alla Madonna per le servizie cui matrigna e sorellastra la sottoponevano. Si narra che la luce della fanciulla risplenda ancora nella grotta che, pertanto, appare cosi luminosa.

Grotta del Conte

DT

Grotta Fetu

DT

Canale dei Colombi

comune: Castro località: Castro Marina ingresso: semisommerso latitudine N: 40" 00' 15" longitudine E: 18" 25' 54"

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale. È una cavità im- postata su una lunga frattura verticale (diaclasi), alta, stretta e pro- fonda circa 40 metri. Nella parte terminale è presente un angusto sifone caratterizzato da una bianchissima colata calcitica.

Grotticella presso il Comune di Diso. I

comune: Castro località: Castro Marina ingresso: semisommerso latitudine N: 40" 00' 04" longitudine E: 18" 25' 51"

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale di circa 23 metri.

grotta Marina di Ferronzo - Andrano

DT

Grotta La Botte Andrano

DT

LE 919 Grotta delle Marmitte Andrano

DT

grotta del Conte

demolita in seguito all'allargamento del porto di Castro (parenzan)

Grotta dell'Acquaviva

Castro località: Seno Acquaviva ingresso: sommerso latitudine N: 39" 59' 28'' longitudine E: 18" 24' 55" N

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale; ha una lunghezza di 62 metri, con un sifone iniziale di 32 metri. Sono presenti camere d'aria interne. Vi sgorga una sorgente d'acqua dolce di notevole portata.

Grotta delle Marmitte

Piccola cavità costiera costituita da alcune piccole stanze collegate da stretti passaggi e caratterizzata dalla presenza di forme cilindriche verticali assimilabili a marmitte. Una di queste costituisce un accesso verticale e risulta parzialmente allaga

comune: Andrano localita: Nord Torre di Andrano ingresso: semisommerso latitudine N: 39" 58' 12" longitudine E: 18" 24' 23"

18,24224991 39,58127

 

Grotta Verde o di Torre di Andrano

comune: Andrano localita: Sud Torre di Andrano ingresso: semisommerso latitudine N: 39" 57' 09" longitudine E: 18" 24' 17"

descrizione: sviluppo orizzontale di circa 60 metri. Cosi chiamata per gli effetti di luce che si creano a1 suo interno, la grotta possiede formazioni stalattitiche di un certo rilievo.

 

GROTTE DELLA GUARDIOLA

Foglio I.G.M.I.: 223 I SE  Lat.: 39'52'02" N  Long.: 12'27'08" E

Localita: Novaglie - La Guardiola Comune: Corsano (LE)

Sotto la roccia della Guardiola si aprono due grotte. La guardionla A o grotta di Venere, ha l'ingresso semisommerso e la luce del sole che vi penetra crea un bel colore blu.. Lunga 65 metri, vi si trova una sorgente di acqua dolce.

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VEDI SCHEDA PDF

 

Grotta Piccola della Guardiola

Altri nomi: Grotta della Guardiola B

Foglio I.G.M.I.: 223 I SE Lat.: 39'51'59" N Long.: 12'27'06" E

Localita: Novaglie - La Guardiola  Comune: Corsano (LE)

L'ingresso si trova a 5-10 metri di profondita. Lunga 30 metri, vi è una sorgente di acqua dolce.

 

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Grotta del Carmine

comune: Tricase Porto ingresso: semisommerso latitudine N: 39" 55' 26" longitudine E: 18" 23' 43"

Grotta la Serra 1

Grotta costiera ampliata da crolli successivi e dall'azione dell'erosione marina. L'intera cavità è caratterizzata da grossi blocchi di crollo le cui dimensioni massime raggiungono 14x2x2,5 m. i distacchi sono controllati dalle principali fratture

comune: Tricase localita: la Serra ingresso: semisommerso latitudine N: 39" 54' 27" longitudine E: 18" 23' 27"

18,23266158 39,54185571

Grotta la Serra 2

Piccola cavità costiera costituita da un unico ambiente semiallagato con presenza di un camino ascendente, nella parte più interna con stretto accesso verticale.

comune: Tricase localita: la Serra ingresso: semisommerso latitudine N: 39" 54' 26" longitudine E: 18" 23' 25"

18,23258027 39,54231047

Grotta Matrona

comune: Tricase localita: la Serra ingresso: semisommerso latitudine N: 39" 54' 19'' longitudine E: 18" 23' 23"

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale. Grotta lunga circa 12 metri e larga circa 7. E un'ampia caverna di crollo invasa dalle acque e modellata dall'erosione marina. Si apre con una bocca ampia circa 7-8 metri e di altezza variabile tra 1,5 e 3 metri.

Grotta della Guardiola B

comune: Corsano localita: La Guardiola ingresso: sommerso latitudine N: 39" 51' 59" longitudine E: 18" 23' 33"

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale di circa 30 metri in direzione E-NW. L'ingresso si apre ad una profondita tra 5 e 10 metri sviluppandosi poi in un tunnel lungo e stretto. Tale morfologia e la presenza sul fondo della grotta di un solco di scorrimento, che prosegue all'esterno per alcune decine di metri, farebbe pensare ad una genesi dovuta all'erosione di un corso d'acqua ipogeo. Nella parte terminale del ram0 principale della cavita si nota un notevole deposit0 clastic0 e la presenza di una campana d'aria.

 

"Grotta Sotterranea" (???)

vicino a Funnuvojere, Marina di Corsano

grotta dei Moscerini

lung 24 m

grotta dei Conigli

lung.25m

 

DEL SIFONE

anche Grotta della Guardiola A - Grotta di Venere

Grotta parzialmente sommersa, lunga circa 65m, larga 10m ed alta 15m sviluppata lungo una frattura in direzione ESE - ONO.

18,2341546 39,52021705

grotta Cipollane

le tre precedenti sono nella zona di Novaglie. stazione del paleolitico superiore (Parenzan)

Grotta Piccola del Ciolo

comune: Gagliano del Capo località: Ciolo ingresso: sommerso latitudine N: 39" 50' 38" longitudine E: 18" 23' 11"

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale di circa 120 metri. La grotta che si apre sul bordo sinistro dello stretto fiordo del Ciolo è impostata su una frattura N-S leggermente ampliata dallo scorrimento idrico. Per tutta la lunghezza la grotta, cui si accede dal mare, è allagata anche se veramente sifonanti sono solo due piccoli tratti, all'inizio e verso il fondo. La sala terminale finisce su una spiaggetta originata da massi di crollo; all'interno della grotta vi è un notevole scorrimento di acqua dolce. Proprio nella sala finale, durante le esplorazioni de1l'U.S.B. del 1973, è stato rinvenuto un esemplare di foca monaca

leggi articolo del G.S.N.

Poco prima di Grotta del Pozzo tre profonde fenditure sono forse grotte.

Grotta Grande del Ciolo

anche Rutta Rane o  Bocca del Pozzo  o Ucca U'Puzzu

Grande cavità carsica impostata su frattura NO-SE. È costituita da grandi ambienti di crollo e gallerie in frana. L'accesso marino immette in un cavernone in cui una gigantesca frana consente l'approdo e la prosecuzione su terraferma.

18,23067769 39,50124068

 

comune: Gagliano del Capo localita: Ciolo ingresso: semisommerso latitudine N: 39" 50' 13" longitudine E: 18" 23' 04"

400 metri oltre punta libri

descrizione: sviluppo di circa 120 metri. L'ingresso aereo (foto 4) i! alto oltre 30 metri e la grande cavith presenta un sifone subacqueo e camere d'aria interne. Di notevole interesse paleontologico per il ritrovamento di un deposit0 pleistocenico medio e superiore.

wpe3.jpg (14114 byte)l'ingresso di grotta grande del ciolo

ripresa dall'alto della bocca del pozzo, si può notare 30 metri più in basso la risacca.

la bocca del Pozzo è accessibile da terra percorrendo la discesa del Pozzo

leggi articolo del G.S.N.

Ciauli

Vora Panzera

alcune centinaia di metri dalla costa, vicino alla grotta grande le ciolo

39g 50m 40s 5g 54m 48s (Parenzan)

lu Galategghiu

Piccola grotta costiera alla base della scogliera di Punta Galategghiu. La cavità si amplia verso l'alto nella parte interna.

18,23280991 39,49123

grotticelle le Giardine

piccole cavità presso punta Libri

grotta dei Libri

L'ingresso si presenta con strati rocciosi inclinati che ricordano una pila di libri.

18,23265895 39,49027598

grotta le Due Pietre

sono tre grotte piccole e vicine

le Mannute

si aprono sulla costa con ampi fori circolari, grande stallammite chiamata "salsiccia" (Parenzan)

due foto precedenti: forse si tratta della grotta Provolone e Mannute, da verificare

Pesco del Diavolo o Gobbelle

piccole cavità tra le sciuncagghie e le mannute

GROTTA SENZA NOME

si arriva con una scalinata dalla discesa "Giovanni". E' una alta fenditura che diventa sempre più stretta e bassa lunga circa 20-30 metri, non ho potuto proseguire per mancanza di luce.

GROTTE DI VERDUSELLA e DEI CIAULI

anche Grotte di Guardosecchia o Grotte di Guardosedda o Grotte di Verdosedda

Cavità evolute su diaclasi a direzione W-NW, N, E-W, che si presentano di modesto sviluppo planimetrico. Sono il probabile relitto di una più ampia cavità smantellata dai crolli di arretramento costiero.

18,2241412 39,48173604

Dalla precedente grotta senza nome si può arrivare facilmente ad affacciarsi sullo strapiombo di Verdusella (non lo fare, è molto pericoloso). Facendo un largo giro più in alto e andando sul lato sud di questa insenatura, si vedono anche le grotte dei Ciauli.

l'insenatura della Verdusella e i Ciauli

 

Grotta Inargentata anche Grotta di Punta Verdusella o Grotta della Sorgente

La cavità si sviluppa su un asse unico a direzione N-NW e si presume che sotto il livello del mare un cunicolo penetri nell' entroterra in quanto si osserva un fenomeno di miscelamento di acque dolci con quelle del mare.

18,22396498 39,48160388

Grotta delle Vore anche Grotta Azzurra

Grotta costiera impostata su frattura, ingresso con portale alto, concrezioni carbonatiche. Presenta un foro di apertura sulla volta.

18,22394091 39,48129507

comune: Gagliano del Capo localita: Le Vore ingresso: semisommerso latitudine N: 39" 48' 17" longitudine E: 18" 22' 40"

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale di circa 60 metri. Sistema di cavita superficiali molto ampie, anche nella porzione aerea. I1 nome deriva dalla presenza di un grande foro circolare formatosi sulla volta ad oltre 60 metri di altezza. La luce che vi penetra offre degli scenari molto suggestivi, creando spettacolari effetti luminosi.   Da terra si può arrivare al foro in alto.

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Grotta dell'Ortocupo e grotta del soffio

comune: Gagliano del Capo localita: Ortocupo ingresso: semisommerso latitudine N: 39" 48' 09" 96 longitudine E: 18" 22' 35"

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale. Cavita carsico-marina con un modesto sviluppo emerso e con una porzione sommersa, nella quale si pub entrare con una breve immersione attraverso un sifone subacqueo. Questa porzione piu interna & anche indicata come Grotta del Soffio per gli spruzzi che si formano per la pressione a cui viene sottoposta l'acqua a1 suo interno. E caratterizzata da infiltrazioni di acqua dolce. Da terra si può arrivare ad ammirare l'insenatura, la grotta è accessibile solo con attrezzatura da scalata.

il soffio

Grotta Le Sciuncagghie

comune: Gagliano del Capo localita: Foresta For ingresso semis ommer so latitudine N: 39" 48' 06" longitudine E: 18" 22' 36"

descrizione: sviluppo prevalentemente verticale. Piu che una grotta marina & una enorme frattura verticale, alta circa 30 metri, con una modesta parte sommersa. La sua forma ricorda vagamente un fascio di giunchi, da cui il nome.

Grotta di Guardosedda

tre cavità attigue in località Pescara

Grotta di Purraru anche Gr. di Porrano - Gr. di Burraro - Gr. di Burraco

La cavità si presenta con un ampio portale alto circa 25 m, delimitato a sinistra da un piano di faglia a direzione N 30° W che lo caratterizza. La parete destra della cavità invece, è interessata da una spiccata morfologia di crollo

18,22368922 39,48094504

GROTTE DI TERRADICO

18,22371376 39,48033821

Si tratta di tre caverne carsico-marine adiacenti, caratterizzate da morfologie impostate lungo diaclasi che hanno prodotto ambienti stretti e molto alti.

Grotta di Terradico I o Orecchio di Terradico

comune: Gagliano del Capo localita: Sud di Punta Terradico ingresso: semisommerso latitudine N: 39" 47' 59" longitudine E: 18" 22' 34"

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale. E una delle 3 grotte che portano il nome della localita costiera. Si aprono sul mare mediante tre ampi ingressi, in gran parte aerei, a forma di "tende degli indiani". In realta sono i relitti di un unico sistema carsico. I1 primo ingresso immette nell'Orecchio di Terradico, una caverna lunga circa 98 30 metri, cosi denominata per le sculture ed erosioni carsico-marine che la fanno somigliare all'interno di un orecchio.

Grotta di Terradico I1 o Antro di Terradico o Caverna di Venere

comune: Gagliano del Capo localita: Sud di Punta Terradico ingresso: semisommerso latitudine N: 39" 47' 59" longitudine E: 18" 22' 34"

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale. La Caverna di Venere, lunga circa 15 metri, così denominata dai pescatori perché a mezzogiorno una lama di luce penetra dalla volta ed illumina una scultura erosiva dalle sembianze femminili.

Grotta di Terradico III o Fenditura di Terradico

 

40 X 30 METRI

comune: Gagliano del Capo localita: Sud di Punta Terradico ingresso: semisommerso latitudine N: 39" 47' 59" longitudine E: 18" 22' 34"

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale. La terza apertura immette nella Fenditura di Terradico, una cavita formatasi su una diaclasi che ha originato un ambiente stretto, alto e lungo circa 15 metri.

anche Grotta del Canale delle Vore o Grotta della Valle di Terradico

La cavità di origine tettonica, si è evoluta alla confluenza di due faglie: una a direzione 30° W, l'altra a direzione E-W, che hanno modellato l' omonima insenatura di Terrarico.

 

GROTTA DEL CANALE DI TERRADICO o Grotta del Canale delle Vore o Grotta della Valle di Terradico

18,2228409 39,48002697

La cavità di origine tettonica, si è evoluta alla confluenza di due faglie: una a direzione 30° W, l'altra a direzione E-W, che hanno modellato l' omonima insenatura di Terrarico.

ci si può arrivare direttamente dalla strada o dal percorso "discesa della vecchia vigna". A picco sull'alta scogliera, si nota la presenza di corda e chiodi da scalata.

 

GROTTA CHIAVICA - DISO

DT

PESCO DEL DIAVOLO o Rutteddha o Grotta dell'Acqua o Gobbelle

Piccola cavità evolutasi lungo un antico solco di battigia.

lungh. 10 metri

18,22244783 39,47553276

Grotte Cazzafri

comune: Castrignano del Capo localita: Punta Meliso ingresso: semisommerso latitudine N: 39" 47' 42" longitudine E: 18" 21' 58''

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale, di circa 30 metri. La grotta ha tre ingressi sul mare e si sviluppa in due cavita che si uniscono sul fondo in una camera emersa che pub essere raggiunta dopo essere approdati su un poggiolo. I1 termine "cazzafri" significherebbe "casa di spuma"; infatti per vento di scirocco le onde si infrangono nella grotta riempiendola di schiuma.

Grotta del Diavolo

grotta del Diavolo, ingresso da terra

comune: Castrignano del Capo localita: Leuca - Punta Ristola ingresso: semisommerso latitudine N: 39" 47' 20" longitudine E: 18" 20' 46"

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale, di circa 40 metri. Si apre nella lingua rocciosa di Punta Ristola, facilmente accessibile da terra. L'apertura it di circa 4 m per 2 di altezza e si allarga subito in un antro largo circa 12 metri senza cunicoli laterali. A circa 25 m dall'ingresso il suolo si abbassa con un salto di alcuni metri, terminando poi con due aperture, una a sinistra verso l'alto che da sulla scogliera litoranea a circa 3 metri s.1.m.; l'altra, a destra, verso il basso, che con una breve galleria larga circa 3 m mette in comunicazione col mare al quale si accede mediante un ampio ingresso semisommerso.

I1 nome della grotta deriva da una antica leggenda second0 la quale nella grotta ci sarebbe l'anima dannata di un crudele barone salentino, mutato in demonio.

Grotta del Presepe o del Teatrino o degli artisti

comune: Castrignano del Capo localita: Leuca ingresso: semisommerso latitudine N: 39" 47' 29" longitudine E: 18" 20' 38''

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale. Grande grotta doppia, formata da due cavita indipendenti situate rispettivamente ad est e ad ovest della parete che le separa. Vi i! stata ha rinvenuta una nuova specie di porifero troglobio, Petrobiona incrustans.   La leggenda vuole che la grotta sia emersa dalle acque ad accogliere un Presepe dopo che un frate, raccolto in preghiera in que1 posto, aveva invocato la visione di Gesu.

 

Grotta del Fiume o del Canale del Rio

comune: Castrignano del Capo localita: Leuca ingresso: semisommerso latitudine N: 39" 47' 42" longitudine E: 18" 20' 23"

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale, di circa 30 metri. In condizioni di mare calmo, l'ampio ingresso consente l'accesso anche mediante imbarcazione. La larghezza media della grotta i! di circa 20 metri. Vi sgorga un ruscelletto di acqua dolce da cui il nome. Sulla parte sinistra, verso il fondo della grotta, i! presente un passaggio che consente di entrare direttamente nella Grotta del Presepe.

Grotta Titti

Ad E della Grotta delle Tre Porte, con accesso da un cunicolo a circa 4,5 m sul mare, si trova la Grotta Titti, in cui ancora una volta le tracce della presenza dell'uomo si intrecciano con le testimonianze delle variazioni climatiche.

Grotta delle Tre Porte

foto Antonio Passaseo

comune: Castrignano del Capo localita: Leuca ingresso: semisommerso   latitudine N: 39" 47' 44" longitudine E: 18" 20' 17"

descrizione: ampio van0 sommerso, comunicante con il mare aperto mediante tre grandi archi naturali (da cui il nome), poggianti su due pilastri. Sono stati rinvenuti resti fossili di grossi mammiferi terrestri. i! raro incontrare pesci a vita prevalentemente sciafila quali Apogon imberbis e Conger conger. Sul fondo prevalentemente sabbioso che all'ingresso viene illuminato dalla luce esterna, si osserva la tipica fauna vagile di fondo mobile caratterizzata da pesci (Solea sp., Bothus Nella parte sommersa piu interna, in ambiente di semioscurita, si ritrovano alcune comuni specie di crostacei tra cui Palaemon serratus e misidacei. Nei numerosi anfratti e nicchie dislocate lungo le pareti non podas podas, Lithognathus mormyrus, Mullus barbatus), echinodermi (ofiuroidei, oloturoidei) e piccoli molluschi gasteropodi.

Grotta del bambino

Sulla parete N del vano interno della grotta delle tre porte, a circa 3 metri sul livello del mare, si apre un cunicolo che termina dopo circa 30 m in un'ampia camera sub-circolare con stalattiti e stalagmiti. Tale cavità fu chiamata Grotta del Bambino; in essa infatti fu rinvenuto un dente di bambino neandertaliano, oltre che resti di focolari e di fauna a clima caldo (jena, leone e pachidermi).

Grotta dei Giganti

comune: Castrignano del Capo localita: Leuca ingresso: semisommerso latitudine N: 39" 47' 45" longitudine E: 18" 20' 15"

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale, di circa 30 metri. Grotta di enorme interesse paleontologico ed archeologico per la presenza di numerosi resti fossili attribuibili ad eta molto diverse.

Alcuni hanno creduto che vi fossero sepolti i giganti (da cui il nome) debellati ed uccisi da Ercole Libico dopo il ritrovamento di ossa e detriti di grandi pachidermi fossili contenuti nella breccia calcarea che riempie parte della grotta.

Grotta della Stalla

comune: Castrignano del Capo 102 localita: Leuca ingresso: semisommerso latitudine N: 39" 47' 44" longitudine E: 18" 20' 11"

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale, di circa 40 metri. A circa 50 metri dalla Grotta dei Giganti si individuano due ampi ingressi semisommersi che conducono in un vano, in gran parte aereo, largo 25 metri e lungo 40, in cui si possono osservare stalagmiti e belle colorazioni. Cosi chiamata perch6, probabilmente, offriva in passato ricovero ai pescatori sorpresi dalle burrasche, anche se una antica leggenda la associa alla Stalla di Betlemme in cui la Beata Vergine diede i natali a Gesu.

Grotta "Pasquale"

un piccolo vano circolare si apre a pochi metri dal mare sulla scogliera

(da rivedere)

Grotta del Drago

GM0003.jpg (73522 byte) vista dal buco superiore

foto Antonio Passaseo

comune: Castrignano del Capo localita: Leuca ingresso: semisommerso latitudine N: 39" 47' 45" longitudine E: 18" 20' 06"

descrizione: sviluppo di circa 40 metri. La grotta prende il nome dal fatto che, all'ingresso, guardando in alto, si pub notare una sporgenza rocciosa, una curiosa formazione stalattitica dall'aspetto vagamente zoomorfo, la cui forma ricorda quella di un drago. E un'interessante grotta da un punto di vista paleontologico ed i! accessibile mediante imbarcazione da due ampie aperture (circa 35 metri ne1 complesso) separate da un pilastro. In passato i! stata rifugio della foca monaca.

GROTTA ALDO*

non è proprio una grotta. Da un buco, con piccole concrezioni, si può scendere in mare in una specie di piscina naturale con volte di roccia. Si trova poco prima della grotta del Drago (andando da N a S)

grotta del Ciaffaru (o Chiappuru),

la grotta del Talatu con un rigagnolo di acqua dolce,

grotta della Punta del Coccodrillo;

sulla punta del Coccodrillo (o punta Montotu o Monte Totu) che presenta un foro nella parte superiore il quale consente l'accesso in un grottino,

grotta del Cerchio (lu circhiu);

grotta di Mesciu Scianni;

grotta degli Innamorati

le 6 precedenti si trovano sulla costa ionica tra la grotta del diavolo e la grotta delle tre porte.

grotta della Rimesa

si trova a N della 3 porte

Grotta del Morigio o degli Innamorati: adiacente alla grotta Cazzafri è di difficile accesso sia da terra che da mare. E' di buon auspicio alle coppie che vi si introducono. Attualmente vi confluiscono le acque della cascata quando viene attivata.

Grotta della Posta, si trova tra l’omonima punta e quella del Meliso. A mezza costa vi è la Grotta Rossa in cui sgorga una sorgente ferruginosa; è facilmente individuabile per il caratteristico colore ocra che lascia tutto intorno.

Grottella o Ruttedda, è posta sotto al Radar ed è caratterizzata da una polla di acqua dolce che nei pressi zampilla dal mare ad uso dei colombi torraioli, padroni incontrastati di queste rupi insieme a gufi e barbagianni che la notte fanno compagnia ai pochi pescatori che si avventurano sul “mare spunnatu”.

Grotta di Porrano (o Purraru o Burraru): ha un portale alto oltre 20 mt ed è limitata a destra da una sporgenza.Perle del Salento

 

Grotta delle Due Pietre (Doi petre): sono diverse grotte tutte piccole e vicine tra loro. La Punta delle Doi Petre costituisce un riferimento molto importante per i pescatori.

Nel tratto tra le Doi Petre e la Bocca del Pozzo, in uno spettacolo orrido e al tempo stesso maestoso, si aprono alcune cavità piccole con ingresso basso sul mare: la Grotta dei Libri, Le Grotticelle, Li Giardini e la Grotta Galategghiu o Cacateddu, facilmente riconoscibile per l'apertura rettangolare.

Perle del Salento

MARE VERDE - ALLISTE,  INSENATURA PICCOLO RISTORO

 

MARE DEI CAVALLI - ALLISTE

ampia cavità di crollo-erosione nell'insenatura del Mare dei Cavalli

grotta dei Monaci Gallipoli

ampio vano di erosione marina in un bamco di argilla con un sottile tetto di calcare a rischio di crollo.

nelle vicinanze due altre forme di erosione simili. Fare attenzione ai topi!

Grotta Paolo Roversi

comune: Nardò localita: baia di Uluzzu

grotta Roversi

ingresso: sommerso latitudine N: 40" 08' 28" longitudine E: 17" 58' 47"

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale. La grotta, che prende il nome da uno speleosubacqueo de1l'U.S.B. che tra i primi la esplorb, it facilmente localizzabile grazie ad un ampio portale che emer- ge dal mare. Si accede in immersione, in due spaziose sale, dopo aver attraversato un breve sifone che la pone in connessione con il mare aperto. Tali sale, durante le fasi di bassa marea, sono comunicanti nella lor0 porzione aerea (campane d'aria). Nella sala piu grande, spostata ad E rispetto alla prima, si nota una spiaggetta ciottolosa. Da questo ambiente si diparte, in direzione S, una galleria subacquea, probabilmente di origine freatica, lunga circa 20 metri, che porta in mare aperto. I1 fondo della grotta it pavimentato da ciottoli e massi arrotondati. Fino agli anni 40 in tale grotta veniva frequentemente segnalata la foca monaca.

Grotta Luigino Marras

comune: Nardb localita: baia di Uluzzu ingresso: sommerso latitudine N: 40" 08' 30" longitudine E: 17" 58' 35"

grotta marras

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale, di circa 25-30 metri. Di origine esclusivamente carsica, la grotta ha tre ingressi separati. Procedendo lung0 la parete sommersa da N verso S, si incontra dapprima, a circa 4 metri di profondita, l'imboccatura di una piccola condotta freatica, larga quanto basta a consentire il passaggio di un sub, e che sbuca direttamente a1 piano inferiore della grotta, nelle immediate vicinanze del secondo ingresso, ubicato a -8 metri. Procedendo nell'esplorazione si scopre in direzione S, un terzo ingresso a quota -10 metri che si immette nell'ampia sala interna che ha diametro massimo di circa 25 metri ed in cui sono presenti grossi massi di origine clastica. In direzione E, invece, il piano inferiore della cavita termina dopo circa 17 metri di sviluppo dall'ingresso a -8 metri. In questa parte della grotta si apre un lucernaio sulla volta, che consente il passaggio ne1 secondo piano del sistema. Qui si rinvengono due grandi campane d'aria una delle quali, quella spostata piu ad 0, comunica con l'esterno grazie ad una piccola ed impraticabile frattura da cui, nei giorni di tempesta, fuoriescono spruzzi di schi-uma dovuti alla compressione dell'acqua all'interno della cavita.

GROTTA DEI CERIANTHUS - NARDO'

DT

cavità di scarso sviluppo e di scarso interesse
speleologico. La particolarità di questa grotta, però, consiste nell’elevata
concentrazione di Cerianthus sul pavimento fangoso a formare una sorta di aiuola
fiorita. Si tratta, quindi, di una cavità interessante dal punto di vista biologico e per
tal motivo è stata censita e catastata col nome di Grotta dei Cerianthus

GROTTA DEI COCCI -NARDO'

DT
a tratti ampio e caratterizzato da alcune grosse morfologie concrezionali
che pendono (dal soffitto) oblique e slargate all’estremità (stalattiti a “prosciutto”,
o grandi trays biogeniche, vedi BELMONTE et al., 2003). Sul lato S della cavità,
si nota, sul fondo, un passaggio a fessura orizzontale parzialmente chiuso da una
duna di fango. Oltre la cresta della duna (che non si congiunge con il soffitto di
roccia) si vede, chiaramente, una prosecuzione della grotta in una camera ampia e
dal soffitto ben più elevato. Lo spessore del passaggio non ha consentito la penetrazione

Il fondale davanti alla grotta (-15 m)
accoglie numerosi frammenti di anfore (nessun collo rinvenuto), dai cui il nome
attribuito alla cavità.
Non è stata visitata la camera più interna per impossibilità di accesso. A causa
di questo, lo sviluppo metrico della cavità può essere solo stimato (come non inferiore
ai 35 m).

CONDOTTA DELLO STENOPUS - NARDO'

DT

Si tratta di una condotta freatica da manuale, lunga alcune decine
di metri, all’interno della quale, circa a metà percorso, è stato notato un esemplare
di Stenopus spinosus. La condotta è molto stretta e si consiglia di percorrerla con
le bombole all’inglese. Questa condotta ha meritato un posto nel Catasto delle
Grotte, col nome di Condotta dello Stenopus n. Pu 1643” (Fig. 5).
All’estremità S della stessa insenatura, troviamo un ingresso piuttosto stretto,
che cela, però, una simpatica sorpresa: una prima stanzetta con piccole stalattiti e
una strettoia dietro la quale si intravede una discreta sala ed una probabile prosecuzione
in direzione S-W.

GROTTA DI BENGASI - NARDO'

DT

A livello dell’insenatura detta “delle cozze”, perché, molti anni fa, c’era un
allevamento di mitili (l’insenatura più grande che ci sia sul tratto ispezionato),
sulla punta S della cala, è presente un grande ingresso sommerso. Si tratta della
grotta sottomarina più grande tra quelle che abbiamo visitato nel corso di questa
indagine, che è stata catastata col nome di Grotta di Béngasi n. Pu 1642 (Fig. 6), in
omaggio a Béngasi Fai, speleologo neretino della vecchia generazione. La cavità
è costituita da due ambienti. Quello a S presenta due piani di carsificazione. Il più
basso sembra continuare dietro una duna di sabbia. In questo piccolo ambiente
della grotta è stata notata una sospensione biancastra, simile a flocculi di zolfo.
L’ambiente a N, invece, presenta una bella sala con un lucernaio sulla volta ed una
lunga galleria che sbuca nel punto opposto della cala.
L’azione cariogena carsica e marina, in contrapposizione con l’azione biocostruttrice,
ha realizzato un intreccio di passaggi, cunicoli, ripari, pozzi, che hanno giustificato la proposta di assegnazione, a quest’area, del nome Labirinto delle Quattro Colonne.

FESSURA DI TORRE INSERRAGLIO - NARDO'

DT

La parete sottocosta presenta fratture ed
anfratti, ma solo una fenditura praticabile dall’uomo, pochi m più a N della entrata
in acqua dalla piattaforma di legno organizzata dal villaggio turistico che prende
il nome dal toponimo.
L’ingresso di questa grotta è alto circa 3 m, ma largo solo 1,5 (quindi a sviluppo
verticale) e conduce in un ambiente angusto che volge subito a S ma per uno
sviluppo complessivo di solo 10 m. Il pavimento di tale piccola grotta è fangoso ed
accoglie un paio di grossi esemplari di Cerianthus membranaceus.

GROTTA VENERE DEL PIRATA - NARDO'

DT

La grotta è stata dedicata a Sasà Gubello
(il “pirata”) che per primo ci portò a visitarla nel 2000, e che riconosceva nell’ingresso
una fedele riproduzione dei genitali femminili esterni (da cui il nome di
“Venere”). La grotta si apre su un terrazzamento sommerso, a -8 m, con una fenditura
orizzontale lunga circa 3 m e larga poco meno di 1 m, in cui bisogna infilarsi
in verticale. Il pavimento di tale fenditura è a circa 2,5 m dalla apertura e porta, in
direzione della costa, ad una grotta dello sviluppo di circa 17 m con terminazione
biforcuta (fessura + grotta = 20 m). Il percorso ipogeo sommerso è in risalita, ma
molto più comodo rispetto alla fessura di ingresso. Il pavimento non è fangoso ma
sabbioso e ghiaioso, forse a testimoniare un idrodinamismo (anche nella porzione
più distante dall’ingresso) che la morfologia non lasciava sospettare. In effetti i
20 m di sviluppo terminano con restringimenti e prosecuzioni impraticabili, che
potrebbero rappresentare le comunicazioni della grotta con altri ambienti sommersi
ipogei e/o aperti. A 15 m di distanza dall’ingresso, e ad una batimetrica di
-11 m, è stata individuata una breccia inamovibile, contenente resti di manufatti
ceramici. Successive ispezioni, coordinate dagli archeologi subacquei dell’Università
di Lecce, hanno consentito di appurare che si trattava di cocci di epoche
molto diverse. Per l’esattezza, un frammento era di epoca neolitica, l’atro di epoca
romana. Una più attenta visita della grotta ha consentito di ipotizzare che i cocci
siano fluitati all’interno della cavità da una piccola frattura che si apre sulla volta,
e successivamente si siano concrezionati al pavimento. D’altro canto, non si può
spiegare diversamente la presenza nell’ipogeo sommerso di frammenti ceramici
di epoche così lontane tra loro. La grotta Venere del Pirata si è formata in una
breccia rocciosa. La prova di ciò è data dall’alta porosità della massa carbonatica
nella quale la cavità si sviluppa. Dopo ogni immersione, infatti, è possibile notare
all’esterno della grotta, colonne di bollicine d’aria che, dal tetto della cavità, si
dirigono verso la superficie del mare.

 

Grotta Verde

comune: Nardb localita: baia di Uluzzu ingresso: semisommerso latitudine N: 40" 08' 32" longitudine E: 17" 58' 36"

descrizione: sviluppo orizzontale, di circa 40 metri. Cosi chiamata  per i giochi di luce creati a1 suo interno, la grotta 5 facilmente individuabile grazie ai tre ampi ingressi ad arc0 che emergono dalle acque. Un quarto ingresso, molto piu piccolo e spostato verso N, 15 mimetizzato tra gli anfratti della roccia. Dal primo ingresso si accede ad una spaziosa caverna semiallagata, che comunica con la restante parte del sistema ipogeo tramite un breve e stretto passaggio subacqueo. Entrando dalla seconda apertura, invece, si imbocca un canale lungo circa 40 metri, che approda ad un'axnpia sala. L'origine carsica della Grotta Verde si può dedurre dalla presenza, nella parte sommersa, di numerose condotte freatiche. Una notevole quantita di spugne (ad es. SpirastreZZa cunctatrix, Phorbas tenacior), briozoi (ad es. Myriapora truncata) ed altri organismi marini ricoprono le pareti sommerse della cavita.

grotta Pikaciù

grotta "fantasma", l'ingresso può essere chiuso da sabbia fangosa. lunghezza circa 40 metri.

Grotta delle Corvine

da www.ndronico.it

comune: Nardb localita: baia di Uluzzu ingresso: sommerso latitudine N: 40" 09' 14" longitudine E: 17" 57' 35"

17,57387871 40,09124334

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale, di circa 50 metri. Grotta sommersa con campane d'aria interne, cosi chiamata per la   massiccia presenza degli splendidi pesci che abitano la cavità per gran parte dell'anno. Calibro massimo di 12 metri. Profondità massima dal livello del mare di -17 metri. La grotta è stata scoperta dal G.S.N. nel 1985. È stata descritta da un punto di vista geomorfologico ed attualmente è stata scelta per uno studio pilota di caratterizzazione delle biocenosi tipiche delle grotte salentine. Ha il pavimento in alcuni punti limoso, colonizzato da piccoli cerianti Arachnanthus oligopodus a decine. Molto tipica la popolazione di spugne Agelas oroides abbondante su tutte le pareti del tratto a 20-35 m dall'ingresso, con individui elevati sul substrato anche di 30 cm

sembra che siano stati trovati recentemente dei graffiti di 10.000 anni fa, in particolare la raffigurazione di un arciere.

Grotta Centrale Cala di Uluzzu

comune: Nardò localith: baia di Uluzzu ingresso: sommerso latitudine N: 40" 09' 25" longitudine E: 17" 57' 38"

descrizione: sviluppo prevalentemente orizzontale di circa 20 metri. Situata nella parte centrale della cala da cui prende il nome, la grotta, ampia circa 25 metri, si suddivide in una parte sommersa ed in una aerea. Le due porzioni sono in comunicazione tra loro mediante tre fori che si aprono a cadenza quasi regolare nel diaframma di roccia che separa le due zone.

 

 

 

GROTTA FUNERARIA Porto Badisco

La caverna, di origine marina, è ubicata nella zona di Porto Badisco. Scoperta già da lungo tempo si rileva ricca di manifestazioni protostoriche della penisola salentina. Già intorno al 1910 infatti , nella Grotta Funeraria furono trovati reperti umani e manifestazioni industriali del periodo neolitico

 

GROTTA GIUSTINA

Detta così dalla località in cui si trova, precisamente "Baia del Giustino". E' stata scoperta di recente, il 2 maggio 1971, da Pasquale De Santis di Castro. E' sita ad un centinaio di metri a sud della Zinzulusa e il suo ingresso è da terra, a 10-15 metri sul livello del mare. La grotta si estende per 30-40 metri ed è costituita da tre grandi ambienti, il cui suolo è ricoperto da sabbia molto fina e bianca. Le stalattiti, di cui la grotta è ricchissima, sono di eccezionali dimensioni e molte sono anche trasparenti.
Visite guidate in barca

GROTTA DI S.ISIDORO

Parenzan

GROTTA DI S.MARIA AL BAGNO

quasi sotto la montagna spacata, sorgente

 

GROTTA DEL PASSERO

40 06 50"  5 33 05"

 

GROTTA DELLA PRINCIPESSA E DELLE DUE PIETRE

leggi articolo del G.S.N.

 

 

Last Updated (Sunday, 09 May 2010 10:16)

 
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